di e con Angela Malfitano
da Dario Fo, Franca Rame e Marguerite Yourcenar
Associazione Teatri di Serendip in coproduzione con Tra un atto e l’altro
27 giugno 2026, ore 21.30 – Giardino Comunale, Olmeneta (CR)
ingresso libero
Questi due monologhi hanno molte vite.
Ho deciso di unirli e da diverso tempo li porto al pubblico in un unico progetto che guarda alla potenza e alla tragicità di due donne del mito greco, madri e compagne.
Medea e Clitennestra, figure che la mitologia greca ha fissato nel tempo, alimentando la storia e le varie epoche di sempre nuove interpretazioni, ma in questo caso rilette da grandi autori del 900.
Medea è un monologo che la stessa Franca Rame ha allestito per me. La composizione si rifà alla commedia dell’arte e alla tradizione dei “maggi” umbro-toscani. La lingua è quella che Dario Fo ha lasciato alla storia del teatro: un gramelot umbro-laziale e rinascimentale con il quale Medea vive la sua presa di coscienza. Si confronta con le donne di Corinto e rivendica giustizia per sè, straniera e ripudiata dal marito Giasone come madre e moglie.
Clitennestra, la mitica regina di Micene, moglie di Agamennone si presenta davanti a un’immaginaria corte di giudizio dopo aver ucciso il marito e l’amante di lui Cassandra. La rilettura di Marguerite Yourcenar della vicenda ci restituisce una donna forte e innamorata con tutte le sue ragioni e i suoi dolori. Una scrittura lucida per un’anima che scava in se stessa e in chi la sta a guardare, audace e schietta, senza sconti.
Ho cercato di restituire una figura di stupore doloroso e di innocenza. Di ironia e candore macchiate da tinte grottesche. La regina Clitennestra si trasforma da barbona di strada ad eroina tragica. La guitta che recita stancamente la sua parte trasforma le sue iniziali leggerezze in parole pesanti. Racconta del tempo dell’abbandono prima, dell’amore per Egisto poi, e infine del ritorno dalla guerra di Troia di un eroe stanco, di un dio caduto: Agamennone.
“Medea” mi è stato proposto da Franca Rame, dopo che avevo già messo in scena un altro monologo suo e di Dario Fo. Il secondo è nato per il Festival di Santarcangelo, quando il mio Maestro Leo de Berardinis mi ha chiesto un’opera breve per il festival. Ogni volta che li riprendo mi accorgo che la memoria non è mai andata via, è solo in un angolino del cervello a riposare. Accade così per i testi che ci corrispondono, che sono da sempre dentro di noi e scorrono nel nostro corpo d’attori come acqua.
Nel mio percorso di attrice-autrice le figure del mito greco sono sempre state presenti, richiamate dal mio interrogarmi sul femminile e temi di genere, sul “potere e non potere” delle donne; ma anche dalle mie radici mediterranee e dalla ricerca di bellezza.
Medea e Clitennestra. Le guardiamo al di fuori del loro tempo, delle caste sociali ed economiche che da sempre hanno dato cornice al loro esistere. Donne del Mediterraneo: il loro grido, in qualche modo, ci scuote ancora.
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