Due vecchiette vanno a nord

di Pierre Notte – traduzione Anna D’Elia

Angela Malfitano è Annette – Francesca Mazza è Bernadette

suono Alessandro Saviozzi – scenotecnica e luci Paolo Falasca – interventi video Lorenzo Letizia – basi musicali Guido Sodo – grafica Alberto Sarti
grazie a Fabrizio Arcuri che ci ha suggerito lo spazio scenico – grazie a Maurizio Cardillo che ci ha prestato la sua voce

produzione Tra un atto e l’altro
in collaborazione con ATER – Associazione Teatrale Emilia Romagna

  • 8 febbraio 2025 – Teatro Comunale, Castiglione dei Pepoli (BO)
  • 1° agosto 2025 – Albenga (SV) – Terreni Creativi Festival

Una sorta di road movie con due attempate Thelma e Louise: Annette e Bernadette hanno appena perso la madre e deciso di inumare le su ceneri vicino a quelle del padre, nel Nord del Paese. Inizia per loro un viaggio rocambolesco, reale e metaforico insieme, carico di memorie e conti da chiudere.
Sono sorelle, e anziane. un poco represse, forse. Arrotondate dal tempo. Alla morte della loro madre, Annette, e Bernadette si rendono conto di non aver mai visto la tomba del padre, sepolto venticinque anni prima, a nord, nella regione Amiens. Decidono quindi di lanciarsi nell’avventura, per abbracciare papà e dirgli che la mamma morta.
Deux petite dames vers le Nord è una delicata fantasia sui lutti scombinati. È il ritornello della riconciliazione, tardivo ma reale, tra persone. Non è tanto il dolore della perdita, quanto piuttosto l’attimo in cui è possibile ridere anche, a volte, di botto, senza volerlo, come per incanto, come guidati da un fantasma, quando si viene a sapere della morte di qualcuno. E l’attimo come di grazia, quando la vita esce a prendere una boccata d’aria, all’aria, in cui si accetta di prendere per mano i propri fantasmi e di ballare insieme a loro invece di portarseli sulle spalle. (Pierre Notte)

Nella lunga e faticosa ricerca di un testo per due attrici, che rispondesse a determinate caratteristiche teatrali e drammaturgiche, ci siamo imbattute nel testo di Pierre Notte e immediatamente abbiamo desiderato metterlo in scena.
Grazie alla grande disponibilità dell’autore e alla gentilezza della bravissima traduttrice – Anna D’Elia – abbiamo potuto iniziare questo viaggio “a quattro”: Angela, Francesca, Bernadette e Annette.
Un viaggio nelle paure del futuro che, come il teatro insegna, possono essere, – se non sconfitte – affrontate attraverso l’ironia.
La vecchiaia, la perdita, i lutti e il passato pesano; spesso ci irrigidiscono, spengono la nostra volontà di continuare a dare senso anche a quell’ultima porzione di vita.
Annette e Bernadette sembrano affermare la loro diversità solo per nutrire l’eterno conflitto che anima il loro quotidiano: in realtà sono molto più simili di quanto sembri nel continuo scambio di prepotenza e di fragilità, di spavalderia e d’ingenuità.
Soprattutto si ritroveranno saldamente complici nel decidere di vivere ancora, di scoprire ancora e di osare ciò che prima era impensabile.
Quali saranno le tue ultime parole prima di morire, si chiedono a vicenda?
Annette: Grazie di tutto, ci vediamo presto
Bernadette: Grazie di tutto e alla prossima
Il padre, venticinque anni prima, si era congedato dicendo “va bene lo stesso, tanto ripasso”.
L’autore, attraverso le deux petites dames, sembra suggerirci l’idea di un ritorno comunque possibile, di una morte che c’immette in un ciclo perenne di trasformazione e rinascita.
Vogliamo credergli.

Alcune recensioni
16/04/10 
Repubblica, Anna Tonelli >>
17/04/10 Controscene, Massimo Marino
23/02/12 La Provincia Pavese