Max Gericke

(la maggior parte della vita è passata, menomale)

di Manfred Karge
traduzione Walter le Moli – titolo originale Jacke wie hose

con Angela Malfitano
regia Fabrizio Arcuri

ufficio stampa Silvia Mergiotti, assistenza Rossella Giammarinaro

produzione Accademia degli Artefatti e Tra un atto e l’altro, in collaborazione con ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna
si ringrazia il Teatro di Roma e Studio Spectrum

Fabrizio Arcuri e Angela Malfitano tornano a lavorare insieme in un nuovo progetto su un autore di lingua tedesca contemporaneo e vivente, Manfred Karge, affrontandone un testo fin ora rappresentato una sola volta in Italia, nel 1984, protagonista Elisabetta Pozzi.
Entrambi non nuovi a questa scelta, Arcuri e Malfitano dopo FaustIn and Out di Elfriede Jelinek portano in scena, al Teatro delle Moline di Bologna, dal 17 al 20 novembre 2016, Max Gericke, la storia di una donna che nella Germania degli anni Trenta, si finge uomo per lavorare e poter sopravvivere.
La protagonista, Ella Gericke, racconta la sua “via crucis”, vissuta fra la grande crisi economica del 1929 e l’inizio del boom economico del dopoguerra. Giacca e pantaloni sono diventati ormai il suo abbigliamento, perché la miseria della depressione economica prima e i nazisti poi, l’hanno costretta a dimenticare di essere donna. Rimasta vedova giovanissima di un gruista, non sapendo come sbarcare il lunario, Ella si è semplicemente sostituita al marito, morto di cancro, per non perdere quel posto di lavoro – ovviamente ambitissimo in un paese afflitto da un elevato tasso di disoccupazione – e sperare di ottenere una pensione in futuro.
Allievo di Bertolt Brecht, per anni stretto collaboratore di Heiner Müller, Manfred Karge (1938) è fra gli attori prediletti da Claus Peymann, con il quale lavora tuttora al Berliner Ensenble. Karge, ma è anche regista e autore di testi teatrali. Forse il più noto dei suoi copioni è questo monologo, suddiviso in 26 brevi quadri, il cui titolo originale è Jacke wie Hose (Giacca come pantaloni). La parabola di Karge sta tra speranza e disperazione, tra sogno e la realtà. I suoi soggetti sono alienati, emarginati: il sottoproletariato. Protagonisti che trascorrono gran parte del loro tempo battendo la testa contro i muri delle loro vite sprecate. Ma Karge drammatizza la loro lotta per la dignità con potenza e allo stesso tempo con sentimenti, li dota di passione, immaginazione e tremenda umanità.

Germania. Secolo scorso. Ella Gericke. Una storia vera. 26 frammenti di una vita. Quanti frammenti contiene una vita?
Giacca come pantaloni (il titolo originale) è diventato ormai il suo abbigliamento, perché la miseria della depressione economica prima e i nazisti poi l’hanno costretta a dimenticare di essere donna. 
Vedova a vent’anni di un operaio gruista, non sapendo come sbarcare il lunario, si è semplicemente sostituita al marito, morto di cancro, per non perdere quel posto di lavoro.
Ora che per Ella, la maggior parte della vita è passata e «meno male» aggiunge, rivede come in uno specchio rotto la storia della sua esistenza, dove non c’è stato spazio né per l’amore né per il dolore, ma dove ogni scelta è stata fatta in nome della sopravvivenza, fino a dimenticare del tutto la propria identità.
Anche questa è una forma di resistenza.
Il monologo è dunque, a dispetto dell’ironico sottotitolo, una fiaba in cui, in una serie di schegge, si ripercorre, nella prospettiva di questa strana eroina, un trentennio di storia tedesca, e tutte le sue contraddizioni. Un album di famiglia che si apre, alcune foto sono ancora nitide come il ricordo che le accompagna. Altre sono sbiadite. Il presente che è l’unico dato certo, cerca di fare spazio con forza a un futuro che non riesce a somigliare al passato. A chi somiglia allora
? (Fabrizio Arcuri)

Volevo andare ancora oltre, stanca delle solite figure femminili. E dopo avere interpretato una vecchia attrice parlante al pubblico dalla propria bara ne La Regina degli Elfi di Elfriede Jelinek, era difficile trovare altro ancor più di frontiera. Così l’ho voluta oltrepassare, la frontiera, e andare en travesti, nel maschile. Tanta meravigliosa scelta! E Fabrizio Arcuri ha accolto il mio desiderio con Max Gericke. Non poteva esserci scelta più giusta. Nuoto in queste acque non sentendomi più sottolineata dal genere ma in una diversa libertà, dove l’anima, e tutta la gamma delle emozioni e dei ricordi della protagonista si susseguono in una continuità e contiguità semplicemente umane. Merito anche delle parole di Karge e delle scelte di Arcuri: «Questo personaggio che interpreti è un Amleto al contrario, è un cane a testa in giù. È un essere o non essere. Essere questo o non essere questo; e visto che l’autore ha lavorato con Heiner Müller, ha chiara la questione dell’Hamletmachine di Müller»  cioè lo scardinamento dei ruoli, il non stare più al gioco, che è insito nella storia che raccontiamo ma anche nella scelta di frontiera che abbiamo fatto insieme. (Angela Malfitano)

Recensioni
17/11/16 Altrevelocità, Intervista di Lorenzo Donati ad Angela Malfitano
21/11/16 Teatrionline, Erika di Bernardo >>
23/11/16 Concretamente Sassuolo, Stefano Serri